Il Tribunale di Roma con sentenza del 22 ottobre 2014, risolvendo una controversia in tema di divisione ereditaria,  si esprime a favore della validità della mediazione come vero e proprio contratto, assoggettandola quindi alla relativa disciplina generale di carattere sostanziale.

Il caso di specie vedeva gli eredi (coniuge e sorelle del de cuius) raggiungere un accordo conciliativo nell’ambito della procedura di mediazione. Tale procedura per le successione ereditarie è di tipo obbligatorio e si instaura prima del processo, consentendo alle parti di trovare un accordo anche in punto di divisione dei beni.

Dopo il raggiungimento dell’accordo però una della parti aveva agito in giudizio per ottenerne la nullità, sulla base del fatto che la procedura di mediazione aveva avuto una durata superiore a tre mesi

Il Tribunale ha ritenuto infondata la domanda affermando che il termine di tre mesi per lo svolgimento della procedura riguarda un mero aspetto procedurale legato ad una condizione di procedibilità dell’azione, servendo solo, in buona sostanza, ad evitare che le parti possano essere assoggettate sine die alle condizioni di procedibilità; non può certo rappresentare un limite per la conclusione dell’accordo.

La dottrina già da tempo ha chiarito che il procedimento di mediazione – cioè l’attività svolta da un professionista (il mediatore , il quale non possiede né poteri impositivi né decisori) finalizzata alla ricerca di un accordo amichevole per composizione di una controversia , anche con formulazione di una proposta per la risoluzione della lite – ha natura sostanziale in quanto destinato a favorire la conclusione di un vero e proprio accordo negoziale.

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(immagine tratta da http://www.ereditaesuccessioni.it/)

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