“IN SALUTE E IN MALATTIA, FINCHE’ MORTE NON CI SEPARI”

Argomento delicato quello affrontato il 12 maggio 2015 dal Tribunale di Caltanissetta che si è trovata a dover giudicare sul caso di un uomo che sosteneva di aver appreso della schizofrenia della moglie solo dopo il “si” espresso alle nozze.

L’annosa questione riguarda l’applicazione dell’art. 122 c.c. che ammette l’impugnazione del matrimonio nel caso di malattia di uno dei coniugi di gravità tale da impedire lo svolgimento del matrimonio.

Quello che risulta determinante per il Tribunale, ai fini dell’accoglimento della domanda di annullamento, è la prova di aver avuto conoscenza della malattia fisica o psichica dopo le nozze.

Nel caso in questione la testimonianza dello psichiatra della moglie (convenuta) ha provato che il marito, all’epoca in cui erano ancora fidanzati, la accompagnava spesso al centro di salute mentale; non solo: il professionista, si sarebbe anche adoperato pochi giorni prima del matrimonio per spiegare al marito la gravità della malattia e la necessità di cure costanti.

Anche alla luce delle testimonianze e delle altre prove fornite, il Tribunale ha dichiarato che non si possa ritenere che sia errore determinante del consenso quello che ricade sul futuro sviluppo di una malattia che già esisteva al momento delle nozze ed era già conosciuta dall’altro coniuge.

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