IRAP VERSO LE SEZIONI UNITE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

irap_bigDopo i forti contrasti interni alla Corte di Cassazione,  due distinte questioni relative all’IRAP potrebbero essere sottoposte all’esame delle Sezioni Unite della Suprema Corte.

La prima questione è quella relativa all’assoggettamento ad IRAP delle società semplici; con ordinanza n. 3870/2015 la VI Sezione della Corte di Cassazione (presidente Cicala, relatore Caracciolo) ha chiesto al primo presidente di valutare l’opportunità di devolvere la questione giuridica alle Sezioni unite; il quesito che la Sesta sezione vorrebbe formulare alle Sezioni unite è, in sostanza, il seguente: lo svolgimento dell’attività in forma societaria, anche nella sua veste più elementare della società semplice, comporta sempre assoggettamento ad IRAP anche quando il giudice accerti l’insussistenza di un’autonoma organizzazione?

La seconda è quella affrontata dalla V Sezione della Corte di Cassazione con ordinanza interlocutoria n. 5040/2015 che ha rimesso gli atti al Primo Presidente perché valuti l’opportunità di assegnare il ricorso alle Sezioni Unite con la finalità di risolvere il grave contrasto esistente sulla valutazione del presupposto dell’imposta; più precisamente la V Sezione ha rilevato l’esistenza di  due opposti orientamenti circa il rilievo da attribuire ai fini dell’assoggettamento ad IRAP alla presenza di un dipendente. In estrema sintesi: secondo un orientamento la presenza del dipendente, anche se svolgente mansioni meramente esecutive, determina automaticamente l’applicazione dell’imposta; secondo l’altro, invece, non si può mai prescindere dalla valutazione del giudice di merito che, se rileva che le mansioni svolte dal dipendente non sono idonee a determinare un quid pluris produttivo (come nel caso di mansioni meramente esecutive con le quali il dipendente non può sostituire il professionista nello svolgimento della sua attività), può escludere l’obbligo impositivo, con conseguente diritto al rimborso.