NIENTE RISARCIMENTO PER L’IRRAGIONEVOLE DURATA DEL PROCESSO

NIENTE RISARCIMENTO PER L’IRRAGIONEVOLE DURATA DEL PROCESSO SE IL GIUDIZIO SI E’ SVOLTO DAVANTI ALLA COMMISSIONI TRIBUTARIE (ANCHE SE PROMOSSO PER OTTENERE IL RIMBORSO IRAP)

Con sentenza n. 4282 del 3.03.2015 la Corte di Cassazione ha deciso di ribadire l’orientamento già espresso con la sentenza n. 13657/2007 (nonché con la n 16212 del 24 settembre 2012) riaffermando l’esclusione del diritto ad ottenere il risarcimento per l’irragionevole durata del processo per chi abbia preso parte ad un giudizio tributario.

Secondo la ricostruzione della Corte dalla Corte l’esclusione sarebbe giustificata dal fatto che i giudizi in materia tributaria riguardano la potestà impositiva dello Stato ; più precisamente secondo questa interpretazione la tutela della cosiddetta Legge Pinto (di derivazione comunitaria) è riservata ai diritti di “carattere civile” di ogni persona e non risulta pertanto estensibile alle controversie tra il cittadino ed il Fisco, aventi ad oggetto provvedimenti impositivi.

L’ unica eccezione sarebbe ammissibile solo per le richieste di rimborso di somme rifluenti nella sfera delle obbligazioni privatistiche, nonché “per le pretese tributarie della medesima Amministrazione che risultino connesse a sanzioni assimilabili, per la loro natura e gravità’, ad una sanzione penale”.

Il grave ed evidente limite di questa interpretazione è che rimangono esclusi dall’applicazione della L. 89/2001 tutta una serie di contenziosi, di lunghissima durata, per il semplice fatto di comportare un accertamento, seppur minimo, da parte del giudice tributario.

Rimangono escluse, ad esempio, tutte le controversie insorte per ottenere il rimborso dell’IRAP versata indebitamente; si pensi al caso dei medici di base, che la legge ancora non dispensa dal pagamento dell’imposta ma per i quali, nella stragrande maggioranza dei casi, l’esito positivo del giudizio è pressoché scontato, stante l’elevatissimo numero di pronunce a favore dell’esclusione di questi professionisti (che sono in rapporto definito di “para-subordinazione” con il Servizio Sanitario Nazionale) dalla relativa imposizione.

Analizzando il caso di un giudizio tributario durato (per un solo grado!) 10 anni e forte dell’esperienza maturata nell’ambito dell’attività di recupero giudiziale dell’IRAP per i Medici di Medicina Generale (nell’ambito di una Convenzione con la SIMGI che dura da oltre dieci anni), lo Studio Legale Comini ha provato a superare questa evidente lacuna del nostro ordinamento promuovendo ricorso dinnanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Nel ricorso è stato evidenziato come l’esclusione dei giudizi tributari dal risarcimento ex Legge Pinto e soprattutto di quelli che hanno avuto ad oggetto il recupero dell’IRAP versata dai medici di base, risulti del tutto illegittima rispetto ai principi comunitari di cui i giudici italiani dovrebbero garantire il rispetto.

Sinora i ricorsi non sono stati esaminati nel merito dalla CEDU sulla riserva del mancato esaurimento dei gradi di giudizio interni (nonostante il ricorrente avesse precisato che la prosecuzione del giudizio nazionale non avrebbe avuto esito positivo – viste le sentenze della Corte di Cassazione sopracitate – e lo avrebbe esposto al rischio di una prevedibile condanna alle spese) , ma l’ingiustizia appare tanto evidente che la partita non può certo dirsi chiusa.

proc (1)