RISARCIMENTO DEL DANNO NON PATRIMONIALE

Le plurime voci di danno non patrimoniale elaborate dalla dottrina e dalla giurisprudenza esigono una previa classificazione definitoria, che permetta di distinguere tra loro le voci affini e di delineare un quadro rigoroso delle figure sintomatiche di pregiudizio che possono essere legittimamente rivendicate dai pretendenti, senza creare coni d’ombra, zone grigie, confusioni e possibili rischi di duplicazione; siffatto concorso di voci necessita, altresì, della predisposizione di un apposito sistema di calcolo, che consenta di garantire il principio di omogeneità nella liquidazione, escludendo che, a fronte di fattispecie assimilabili in concreto, la quantificazione finale sia difforme. Con particolare riguardo alla voce del cosiddetto danno biologico terminale, occorre, in primo luogo, interrogarsi sulla precisa enucleazione della sua valenza e, in secondo luogo, stabilirne la concreta incidenza sotto il profilo liquidatorio, appunto allo scopo di assicurare che le poste risarcitorie che possono essere accordate in ragione dell’integrazione di tale nocumento siano uniformi rispetto a casi omogenei, che importino un impatto lesivo dello stesso genere e intensità. Lo studio di modelli di calcolo anche di tale forma di manifestazione del danno non patrimoniale, intrinsecamente legata alla verificazione del decesso posticipato rispetto al comportamento lesivo, porta con sé significative conseguenze. Ed infatti, all’esito della predisposizione di uno specifico richiamo tabellare esteso anche al danno non patrimoniale che si estrinsechi sub specie di danno terminale, il rinvio nel caso concreto a tabelle diverse da quelle maggiormente applicate sul territorio nazionale – queste ultime in procinto di assurgere al rango di riferimento tabellare unico nazionale, che comporti una liquidazione di entità inferiore a quella risultante dall’applicazione di queste ultime – è suscettibile di essere fatto valere in sede di legittimità, come vizio di violazione di legge, ove la questione sia stata già posta nel giudizio di merito ed il ricorrente abbia versato in atti le tabelle milanesi, anche a mezzo della loro riproduzione negli scritti difensivi conclusionali (Cass. civ., 7 settembre 2016, n. 17678; Cass. civ., 16 giugno 2016, n. 12397; Cass. civ., 20 aprile 2016, n. 7768).

Leggi dopo