Risarcimento-per-il-detenuto-in-cella-con-meno-di-3-metri In data 21.08.2014 è entrata in vigore la legge dell’11 agosto 2014, n.117, di conversione del decreto-legge   del 26 giugno 2014, n. 92 (in G.U. n.192 del 20-8-2014) che prevede rimedi preventivi e risarcitori per i detenuti che hanno subito un trattamento inumano, in violazione dell´articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell´uomo e delle libertà fondamentali.

Tra i rimedi è stata introdotta la possibilità di richiedere un risarcimento del danno al Tribunale civile per coloro che:

hanno subito il pregiudizio in stato di custodia cautelare in carcere non computabile nella determinazione della pena da espiare;

hanno terminato di espiare la pena detentiva.

Il ricorso si propone al Tribunale del capoluogo del distretto di residenza dell’interessato entro sei mesi dalla cessazione dello stato di detenzione o della custodia cautelare in carcere. Tali soggetti hanno diritto alla liquidazione di euro 8,00 per ciascuna giornata detentiva trascorsa in condizioni incompatibili col rispetto della dignità umana.

Ma quali sono le condizioni inumane e degradanti che integrano il suddetto danno?

Sicuramente lo spazio minimo vitale entro il quale i detenuti devono scontare la propria pena è tra i primi motivi di ricorso. Il pregiudizio scatta quando non si rispetta la soglia di 3 metri quadrati per detenuto. Per verificarla, dalla superficie totale delle celle occorre escludere quella corrispondente ai servizi igienici interni alle stesse, oltre agli spazi degli arredi fissi (armadi guardaroba, stipetti, pensili). Vanno incluse, invece, le superfici occupate da tavoli, sedie, sgabelli, perché non sono arredi fissi e sono utilizzabili dai detenuti per le attività quotidiane. Nel calcolo dei 3 metri quadrati rientrano anche i letti e gli eventuali spazi usati come cucina.

Ma la valutazione deve essere globale e tenere in considerazione anche altri elementi sintomatici della violazione dell’art. 3 Cedu.

Non è detto, infatti, che un detenuto, per il solo fatto di avere una cella che rispetta i parametri “catastali” fissati dalla Corte di Strasburgo, non abbia subito condizioni degradanti e inumani all’interno dell’istituto di pena a causa, per esempio, dell’impossibilità di utilizzare i servizi igienici in modo riservato, dell’insufficiente aerazione, delle limitazioni di accesso alla luce e all’aria naturale, della qualità del riscaldamento, dell’impossibilità di soddisfare le esigenze sanitarie di base e di accedere alle attività con finalità rieducativa quali quelle culturali, ricreative, sportive etc. etc.

Sarà cura del legale, dunque, inserire nel ricorso tutti gli elementi che permettano al giudice di accertare l’esistenza del danno, se del caso anche formulando istanza ex art. 210 c.p.c. affinché il giudice ordini l’esibizione da parte dell’amministrazione penitenziaria di documenti o qualsiasi altra cosa comprovante le condizioni disumane (es. videoriprese).

(immagine tratta da http://www.dirittoinformazione.it/risarcimento-per-il-detenuto-in-cella-con-meno-di-3-metri/)

5 giugno 2015
rimedio risarcitorio

IL RIMEDIO RISARCITORIO DAVANTI AL GIUDICE CIVILE PER IL DETENUTO CHE ABBIA SUBITO UN TRATTAMENTO INUMANO E DEGRADANTE

In data 21.08.2014 è entrata in vigore la legge dell’11 agosto 2014, n.117, di conversione […]