IL CHIAMATO ALL’EREDITÀ CHE SI TROVA NEL POSSESSO DEI BENI EREDITARI ACCETTA TACITAMENTE L’EREDITÀ SE NON FA L’INVENTARIO ENTRO 3 MESI DALL’APERTURA DELLA SUCCESSIONE

La giurisprudenza è ormai pacifica (e da ultimo Cass. 5862/2014) nell’affermare che se il chiamato all’eredità si trova a qualunque titolo nel possesso dei beni ereditari, anche quando intenda rinunciare all’eredità, debba prima far redigere l’inventario dei beni (da un Notaio o dal Cancelliere del Tribunale) entro 3 mesi dall’apertura della successione.

Questo significa che la mancata redazione dell’inventario nel suddetto termine comporta accettazione tacita e questo anche se nel frattempo il chiamato all’eredità abbia formalizzato la rinuncia.

Massima attenzione: sono obbligati allo stesso adempimento ( e nello stesso termini di 3 mesi dall’apertura della successione) anche i chiamati successivi in possesso dei beni.

Tradotto in un esempio, questo significa che anche prima che in caso di morte del nonno, il nipote che si trovi nel possesso dei beni ereditari, è obbligato nei tre mesi dall’apertura della successione (coincidente con la morte del nonno) ad effettuare l’inventario, anche prima che il padre (primo chiamato alla successione in quanto figlio del defunto) abbia accettato o rinunciato all’eredità.

Diversamente, in caso di rinuncia del padre, diventerebbe erede puro e semplice, senza più possibilità di rinunciare.

Forse si può chiarire meglio la portata della cosa fornendo un esempio più specifico:

Il Sig. Gino Rossi ha tre immobili di sua esclusiva proprietà; in uno vive lui, in un altro il figlio Mario e nel terzo la nipote Paola (figlia di Mario). Il Sig. Gino ha un forte debito con l’Agenzia delle Entrate, nonché tre ipoteche iscritte sugli immobili a garanzia di importanti prestiti concessi da tre diversi istituti di credito (di cui né il figlio né la nipote sono a conoscenza).

Alla morte del Sig. Gino unico erede risulta essere il figlio Mario che, ignaro dell’esistenza degli ingenti debiti del padre, inizia le pratiche per il deposito della dichiarazione di successione.

Purtroppo il Sig. Mario, dopo pochi mesi dal decesso del padre, muore improvvisamente.

A questo punto chiamata all’eredità del Sig. Gino è la nipote Paola, che riprendendo in mano la pratica della successione del nonno e raccogliendo la documentazione bancaria necessaria, viene a conoscenza di una parte dei debiti esistenti.

Preoccupata, decide subito di valutare una rinuncia all’eredità e consulta subito un avvocato di fiducia; quest’ultimo, però, la mette al corrente di una terribile verità: dal momento che era in possesso di uno dei beni ereditari avrebbe dovuto fare l’inventario nel termine di 3 mesi dalla morte del nonno e questo anche se, nel momento del decesso di quest’ultimo, chiamato all’eredità era ancora il padre Mario; non averlo fatto la rende erede senza più possibilità di rinuncia.

Alla Sig.ra Paola non resta che affidarsi ad un legale con ampia competenza nel settore immobiliare e bancario per cercare di organizzare un’operazione che le consenta di limitare i danni, ma non si tratterà sicuramente di un’impresa facile, essendo indispensabile anche una buona dose di disponibilità da parte dei creditori: le Banche ed Equitalia.

Se l’esempio fatto sembra molto lontano dalla realtà (ma la realtà, al contrario, è molto spesso destinata a superare la fantasia) basti pensare che la stessa situazione si verifica anche nel caso (sicuramente molto frequente) del coniuge del/lla defunto/a con lui/lei convivente nell’immobile ereditario. Anche in questo caso, la semplice rinuncia non preceduta dall’inventario nei 3 mesi dalla morte non mette al riparo il chiamato all’eredità dalle conseguenza di un’accettazione implicita, che si verificherà automaticamente.

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25 maggio 2015

IL CHIAMATO ALL’EREDITÀ

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